L’equazione Colombia caffè trova l’apice nella zona cafetera. La cordigliera andina spesso fredda ed inospitale trova tra Bogotà e Medellin un perfetto microclima per la coltivazione del caffè. Tappa obbligata è Salento. Sinonimo di mare in Italia questa è rinomata per il caffè e per la valle del Cocora. Qui si trovano le palme più alte al mondo. Lo spettacolo è in primis originale; siamo a 2000m e troviamo queste pinte spettacolari che si ergono imponenti tra le vette. Le cime sono verdissime; contrasto che stride moltissimo con la concezione Europea di montagna. In primis veniamo però accolti dal grazioso paesino colorato. I colori primari ci abbracciano e il chiacchiericcio dei turisti crea un clima di festa poco autentico. Tra queste strade scoscese noleggiamo un cavallo dirigendoci in una finca dove ci viene spiegato il processo del caffè su un terrazzamento che si apre alla vallata. Il chicco è inizialmente un frutto rosso che viene spelato, lavato ed essiccato. Avviene poi la torrefazione dove i frutti vengono sottoposti a temperature elevate in una tamburo rotante. Il risultato è dei più variegati a seconda di come si eseguono le varie fasi, l’uso della buccia e la scelta delle temperature. Anche il seme è differente, tuttavia il livello di degustazione di questa bevanda non valorizza ancora queste distinzioni e i chicchi lavati delle varie specie vengono spesso mischiati dal torrefattore. Scopro poi che esistono infiniti metodi per preparare il caffè. Si passa dall’infuso al filtrato e all’espresso. Le tipologie di macchine sono variegate; French press, aeropress, a filtro , a sifone sono solo alcuni dei modelli che ci vengono mostrati. E’ un mondo pieno di sfaccettature che noi Italiani abbiamo la superbia/ la spocchia di conoscere ma del quale siamo consci solo di una minima parte. L’esperienza mi arricchisce e il fatto di arrivarci a cavallo da una nota ancora più pittoresca all’avventura. Montiamo infatti per un tratto molto lungo dove i nostri destrieri sembrano una scolaresca in gita dove tutti seguono ubbidienti il capo branco(il cavallo bianco). Vani sono i miei tentativi di superarlo; il cavallo bianco difende la sua posizione di leader con morsi e calci. I sentieri sono a tratti tortuosi ma i nostri destrieri sanno dove mettere le zampe. Come accennato l’altra escursione è la valle del Cocora dove ritrovo il gusto di montagna che ultimamente ho perso. Sebbene felice e contento dell’esperienza trovo la tappa per noi europei non indimenticabile. Il ritorno in città in piedi appeso sul retro del wrangler con il vento in faccia vale l’esperienza. La vita notturna del paesino è in discordanza con le sue dimensioni. Orde di turisti la invadono e riempiono birrerie e ristoranti. Nella seppur poca autenticità del luogo troviamo dei patii molto signorili e pieni di luce in cui il momento del caffè diventa sacro. La colorata città di Salento è in sintesi una metà di pace e tranquillità(salvo la piazza centrale) prima dell’ingresso della vivace e insonne Medellin.
