Uscita da una zona cafetera, poco autentica ma molto spettacolare paesaggisticamente, siamo pronti per raggiungere la celeberrima Medellin. Ex capitale del narco-traffico Colombiano è dipinta da molti come il fiore all’occhiello del paese. Come indicato dalle guide soggiorniamo al Poblado bario noto per il clima festaiolo e internazionale. La strada in bus ha lasciato il segno. 250Km di sali scendi, curve a gomito, panorami mozzafiato e sorpassi da cardiopalma. Siamo stanchi ma ci dirigiamo a Laureles quartiere rinomato per l’atmosfera frizzante. Accompagnati da un uber locale ci troviamo in una sorta di Mannhattan con luci e musica da ogni vicolo. La prima sensazione è che fosse uno specchietto per allodole per i turisti. Strabuzzo meglio gli occhi e vedo bar pieni di gente locale che danza e recita canzoni come preghiere e annegando i pensieri nell’aguardiente(distillato locale a base di Sanbuca – Non chiedetemi opinioni a riguardo please). Il ritmo della notte è incalzante ma il giorno seguente ci aspetta Guatapè. Questa è una cittadina di villeggiatura che si trova a qualche ora dalla città (teoricamente 2-3ore). E’ caratterizza dal El Peñón monolite che si erge sopra il lago. Evitiamo di salire avendo i minuti contati. Preferiamo un giro in barca. Il bacino del Peñól non è il classico lago dalla forma tonda e o che si insinua nella valle tra i due monti. La laguna di Guatapé è un lago artificiale pieno di insenature tra le collinette e le ville di personaggi celebri e malavitosi. Suo malgrado la più grande attrazione turistica è la villa Manuela appartenuta a Pablo Escobar. Chiamata con il nome della figlia rimane in stato di abbandono dopo i bombardamenti dell’esercito del 1993. Il tuor in barca è un giro tra le spettacolari ville. Il clima è però freddo e l’altitudine elevata non invita a spogliarsi per godersi un bagno nella laguna. Questa temperatura è costante tutto l’anno; mi chiedo come questo clima non molto ospitale possa attrarre tanti personaggi altisonanti. Invitati a pranzo ci approcciamo alla famosa bandeja pesa. E’ il piatto tradizionale dei Paisa. In Colombia, come in molti paesi del Sud America, i pasti sono composti da una sola porta; qui ci troviamo riso, avocado, mini-arepa, salsiccia, pancetta, carne macinata, fagioli e gli immancabili patacones. Dopo la trippa della sera prima inizio a catalogare la cucina paisa per stomaci forti. E’ tempo di esplorare la città. Veniamo catturati dai colori dalle pendenze importanti. Le case sono caratterizzate degli zocalos, ovvero parti in muratura o cemento inizialmente pensate per proteggere le abitazioni dell’umidità. E’ un arcobaleno di colori da cui con un occhio da fotografo possono scaturire immagini pittoresche. Ritorniamo nella capitale antioqueña per “disfrutare” la notte. Ci rechiamo in un locale di salsa chiamato Sol Havana famoso per lo spazio live riservato all’orchestra. Partono le salse e mi sento intimorito dalla gente che vibra e si muove un tutt’uno con la clave (strumento principale della Salsa). Rispetto all’Italia o ai paesi in cui la salsa è d’importazione la gente vive il momento. Qui il ritmo, il flow sono più importanti di spettacolari figure. Vengo trascinato da un’attraente colombiana in pista e il suo dictat è “disfruta”. Lascia i pensieri, i problemi e segui solo la musica. Non è necessario “ubriacare” la balleria, ricordarsi figure e sudare freddo per un mancato passo o un errore nello schema. Il ballo latino è selvaggio e sfrenato libero da pensieri e congetture mentali tipicamente europee. Mi sento libero e inizio a gustarmi il clima, distendere i nervi e conoscere gente. Interloquendo con i local scopriamo di essere a Medellin nella settimana più importante della città “la feria de los flores”. Legata ai fiori prodotti sull’colle di sant’Elena la città si ubriaca di Rumba per 10 giorni. Ogni giorno è caratterizzato da eventi e concerti che si estendono per i vari quartieri della città. Siamo così invitati al concerto del sabato notte allo stadio di Medellin. Gli artisti a noi europei sconosciuti sono Juan Luis Gerra, Juanes e Victor Manuelle e altri. Lascio il bar con la sensazione di essermi scrollato la ruggine di dosso come ballerino. Il giorno seguente oltre al concerto il menu prevede la visita alla comuna 13. Il quartiere è un simbolo della rinascita della città e la diffusione dell’amore del bello e dell’arte è il fil rouge che lega tutta la visita. Ci immergiamo infatti tra ballerini di Ipop, trapper, rapper, graffitari e pittori. Le tipiche case paisa di mattoni sono intervallate da muri colorati e effetti ottici. Boutique di caffè, balconate e negozi sono nati tra questi vicoli prima sinonimo di minaccia e paura. Le comune in Medellin nascono sulle pendici della città da gente proveniente dalle zone rurali. Dimenticate dallo stato le comunas vengono amministrate dai gruppi di guerriglia che controllano la zona e seminano terrore. Stanco della situazione lo stato intervenne nella comuna 13 con l’operazione Orion in cui i gruppi paramilitari aiutarono lo stato a soppiantare il potere criminale. Occupatesi di questa fetta di territorio i gruppi paramilitari presero il controllo sostituendosi allo stato. A valle di numerosi guerriglie e atti contro i diritti umani lo stato riprenderà il controllo della zona. Ferita dal sangue sgorgato per le strade durante gli anni la comuna ha rialzato la testa con l’arte. Dopo essersi persi tra i vicoli e i negozietti ci accingiamo all’evento più spettacolare della feria de los flores. Il concerto è ubicato nello stadio di Medellin dove migliaia di persone iniziano a popolarlo già dalle 19 dove artisti emergenti si cimentano in canzoni proprie e grandi classici di salsa. Il pubblico ci scada con bottiglie di aguardiente e ballo. E’ una grande pista di danza. Veniamo guidati da una simpatica famiglia di Bogotà le cui tre generazioni sono presenti. Nonna, mamma e figli intonano all’unisono salsa, regueton, pop, bachata e merengue. E’ incredibile come qui la musica unisca le generazioni e sia pretesto per momenti di convivialità e festa. Il tempo è però inclemente e si abbatte sulla festa; è qui che però avviene il miracolo. Gente con k way inizia a distribuirli alla folla e il concerto continua. Acqua e freddo raggiungono il culmine con la camisa negra di Juanes, unico artista noto al pubblico europeo. Consumati dalla rumba e dal freddo alle 2 di notte lasciamo lo stadio con in sottofondo un artista messicano che canta musica ranchera. La feria del los flores termina però la domenica quando una sfilata di fiori sfila per le vie del centro. Ragazzi colombiani si incaricano di trasportare corone floreali a suon di musica. Tutte le principali istituzioni del paese hanno un loro carro dove la musica rimane la protagonista. Immancabile anche qui la pioggia che non scoraggia la gente pronta ad applaudire polizia pompieri e scuole che continuano lo show senza battere ciglio. All’arrivo in piazza una giuria seleziona la creazione più significativa. L’ultimo giorno a Medellin ci immergiamo nella storia della città dove la guida mette in evidenza l’orgoglio di questa città , la sua anima lavoratrice (rappresentata dall’edificio Centro Coltejer) e la voglia di riscatto. La città è sempre più innovativa e il degrado sta lasciando spazio a opere moderne e innovative. Molti personaggi conosciuti e emergenti nascono qui, la città è quindi ora sinonimo di speranza. Il pomeriggio lo osserviamo dalla teleferica che risale la città. Da qui si può osservare la fisionomia della città; l’impressione è quella di vari fiumi di case sulle montagne che si riversano in un bacino gigantesco di case al centro della valle. Il quartiere dove sorge sembra ancora più tranquillo e pulito di quelli visitati fin’ora. Lasciamo il quartiere per goderci l’ultima serata passata in un locale di vallenato (genere nato in Colombia). Il sapore che ci lascia Medellin è di una città moderna che tuttavia segue le tradizioni. Bella e viva rappresenta la terra promessa di molti colombiani.

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