Ci dirigiamo via terra verso l’arcipelago della islas rosario. Isole caribenie di fronte a Baru dove cerchiamo relax e pace. Il nostro alloggio è un bungalow immerso nella natura e nel silenzio. La connessione è totalmente con la natura; internet infatti non ha campo e le prese di corrente si trovano unicamente alla reception. Ci troviamo su isla grande l’isola più grande dell’arcipelago. Seppur con acqua limpida e spiagge di sabbia finissima ci troviamo al di sotto degli standard “caribeni”. Troviamo però la location libera dalla calca turistica e possiamo regalarci bagni soli all’interno delle spiaggette più nascoste. Per celebrare degnamente l’arrivo decidiamo di spingerci per il tramonto a ovest dall’altra parte dell’isola. Ci dobbiamo accontentare di sorseggiare un cocktail sulle reti del resort “hamaca” perché le nuvole rovinano la nostra “ora felice”. Ci fermiamo a mangiare in Orika cittadina all’interno dell’isola con baracche adibite a case e ristoranti che non sembrano attività commerciali. I bambini qui affollano ancora le strade in terra battuta e si gioca scalzi sul campetto fino all’ultimo bagliore di luce. E’ giunto il momento di tornare nel silenzio del nostro camping. La strada è però buia e ogni biforcazione comporta dubbi e ripensamenti. La gente del posto ci squadra e ci da indicazioni approssimative come il gps del telefono la cui strada non è tracciata. Entriamo spesso in proprietà private in cui veniamo minacciati dal latrato dei cani. Troviamo poi un cane randagio che si “offre” come guida locale e ci scorta verso il nostro bungalow. Lo chiameremo venerdì e sarà il nostro animale di adozione. Dopo lo spavento del giorno precedente è ora di goderci il mare con i sui sport. Noleggiando una canoa ci rendiamo conto che l’isola si divide in due; una parte molto tranquilla e riparata e un’altra dove il mare e il vento si rifrangono quasi minacciosi sull’unica passerella qui installata. Pagaiando ci si avvicina a resort privati dove la gente ci allontana e “palafitte” in mezzo al mare. Lo sforzo fisico merita una ricarica di energia ed è qui che incontriamo Renato. Si tratta di un ragazzo che cucina pesce fresco al momento. Ci lanciamo subito in una sfida a ribasso per il suo risotto all’astice. L’istrionico proprietario gioca sulla nostra provenienza geografica e si guadagna la nostra simpatia; prezzo stabilito e si cucina. Con il suo mitico e unico tavolino di plastica movibile ci fa scegliere la location che più ci aggrada e preso ci troviamo a rompere  chele con le mani e a leccarci baffi e mani per lo spettacolare risotto e gli immancabili patacones. Concordiamo un pomeriggio più tranquillo deve siamo sorpresi dalla pioggia e dal fatto che i bar che si affacciano sulla spiaggia chiudono verso le 16. Ci accontentiamo poi di una serata meno emozionante mangiando al ristorante a lato. Anche qui il trattamento è molto “casalingo” dove ci troviamo nel giardino di questa “villetta” e aspettiamo ore prima che la razione venga servita. L’ultimo giorno è dedicato allo snorkeling dove constatiamo l’assenza di coralli e la scarsa presenza di pesci. Anche qui la natura sta morendo. L’arcipelago è quindi sicuramente posto di tranquillità e pace dove però le aspettative devono rimanere basse sullo spettacolo naturale.

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