La Cruz the mayo mi porta a Granada. Entroterra andaluso che non avevo messo in conto. La devozione alle feste mi porta però a visitarla intenzionato a scoprire la sua gente e le sue tradizione. Il paesaggio tra Cadice e Granada è una piccola toscana. Scopro che l’equivalente dei pioppi in andalusia sono le palme :). Ci troviamo in spettacolari palmeti in collina (giuro che li ho visti). Sono fortunato a trovare tutto questo verde causa piogge autunnali. Il panorama da l’idea anche della principale fonte economica dell’Andalusia che trova nell’agricoltura e sui prodotti il sostentamento principale. I paesaggi sono suggestivi e la provinciale (unica strada a collegare i capoluoghi) da l’idea di vita lenta che mi ha fatto innamorare dell’Andalusia. Assaporo ogni curva e ogni chicchera con Alma. L’aria è di festa e la principale fonte di conversazione. Se per l’italiano medio il cibo è il principale argomento di discussione la festa è il centro dei discorsi in Spagna. Adoro questo clima disteso e allegria e sono pronto per la gettarmi nella mischia. Scopro però prima la città che si trova in una vallata al di sotto della Sierra Nevada(la montagna più alta della Spagna continentale). Granada mi da la sensazione di essere molto estesa e più grande rispetto a Cadice. La città è costituita da due monti con un fiume che li solca in mezzo. La sua posizione strategica dominante sulla piana e allo stesso tempo coperterta da montagne l’ha resa un luogo ideale per l’insediamento dei mori. Questi decisero infatti di spostare Elvira(Antico villaggio romano) nella posizione attuale. Qui inzialmente costruirono l’Albaicìn e successivamente l’Alhambra come ultima fortificazione. Granada fu l’ultima città conquistata dai cristiani e qulla che più conserva elementi mussulmani. Mantiene infatti uno stile unico di fusione tra tradizione araba e cristiana chiamato mudejart. L’arco a ferro di cavallo il soffitto a cassettoni e le ceramiche si affiancano a elementi gotici e a campanili tipicamente cristiani. A differenza di altre città in cui la dominazione mussulmana è stata cancellata qui è ancora presente. L’albaicin è veramente affascinante; un districato di vie che salgono la collina fino al mirador de san Nicolas. Per i più sportivi il punto più panaramico è san Miguel alto dove il protagonista non è più la vanitosa Alhambra ma l’immensa piana. Scendendo si passa attraverso a Sacromonte. E’ il quartiere degli oppressi. Emblemati sono le case scavate all’interno della roccia. Queste all’apparenza scomode sono però perfette per il torrido clima estivo e per il freddo inverno della sierra nevada. E’ proprio qui che questi “ultimi”, come rom e ebrei, hanno iniziato a praticare nelle tablas il flamenco che qui è chiamato zambra. E’ canto consolatorio e misto di culture e tradizione. Granada da i natali a Mario Maya famossimo cantante di flamenco celebrato con una statua a lato del fiume. Nonostante tutta questa bellezza la trovo la città sovraffollata e piena di turisti. Non so se la festa abbia attirato così tante persone e la normalità sia differente. Mi sento però soffocato come il fiume tra le due montagne. La cruz de mayo è però molto sentita della gente e dai ragazzi del posto. Mi accorgo che l’età media è molto bassa e che Granada è la città con più Erasmus della spagna. Nello specifico la Cruz de mayo e caratterizzata da piccole feste organizzate dalle varie associazioni/scuole/università che aprono i loro cortili e mostrano la loro croce composta da fiori e circondata da icone e cimeli sacri. E’ come ritrovarsi in mezzo a svariate feste di paese. L’età giovane con quella misto di malinconia per la giovinezza perduta e il senso di soffocamento mi portano a letto relativamente presto consapevole di avere un conto in sospeso con Granada; sede di tanta bellezza che non ho saputo/potuto apprezzare.


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