Giungo a Cidiz nella giorno del grande apagon. Il clima è surreale ma mi godo la spiaggia e il vento. Soffiano 45 nodi; la sabbia mi riempie volto orecchie e si “insedia” in me. Sfrutto tutto il sole primaverile e dirigendomi a la caletà. La gente apparentemente è tranquilla e trova rifugio nella natura. La situazione non mi preoccupa ma decido di procurarmi i viveri per sopravvivere alla sera. Il bottino è costituito da due uova, una confezione di yogurt e dei preziosissimi crostini di pane. Dopo la doccia scozzese, come una pianta che tende verso l’alto per cercare il sole mi dirigo in terrazzo per allungare il più possibile la giornata. In assenza di telefoni e distrazioni si chiacchiera; si socializza e si vive il presente con le sue sensazioni. Alle 22 un urlo divampa in città, la luce è tornata. Condivido la cena e mi godo il riposo e la notte. Il giorno dopo si va alla scoperta di cadice. Da piazza dell’ajuntamiento parte la narrazione. Ci vengono mostrate le origini fenice della città che era un importante luogo di scambio e le rovine romane sono in pate evidenti in parte nascoste dalle viscere del sottosuolo. Resti in parte rovinati della dominazione araba che usava riciclare i materiali di anfiteatri e opere romane per la costruzione di moschee e fortificazioni. Periodo islamico in cui la città subisce un crollo demografico e d’importanza. La posizione è infatti considerata troppo vulnerabile dagli emiri. Punto strategico è invece per la regina Isabella protagonista della scoperta dell’America. Con il nuovo continente Cadice diviene la città degli scambi commerciarli ripopolandosi e rifiorendo. E’ in questo periodo che la conformazione della città cambia e l’urbanistica si riempie di torri abitate da mercanti. Se ne contano circa 150 e la possibilità di individuare in anticipo una nave in arrivo dall’America per comprarne il suo carico era un valore inestimabile. L’architettura coloniale (neobarocco) richiama ai molti Cuba. La città è infatti chiamata la piccola Havana. Immune agli attacchi napoleonici la città ha rivestito un ruolo significativo nella stesura della costituzione spagnola. Il monumento in Plaza de Espana celebra questi momenti. Dopo tutti questi racconti sono preparato a vivermi la città. Sicuramente il mercato è uno tra gli elementi più interessanti della città. E’ costituito da un padiglione centrale dove si può comprare la materia prima ed è circondato da porticati dove negozietti vendono street food. In particolare la frittura di pesce messa all’interno di cartocci e la tortilla de calamares sono gli elementi distintivi. Mi perdo poi nella città piena di viuzze strette ma anche viali di palme. La conformazione è spettacolare è un porto naturale e le fortificazioni costruite per proteggersi dagli attacchi inglese fanno da cornice a questa lingua di terra che si riversa nell’oceano. La sera e il successivo giorno conosco le prelibatezza dei ristoranti e molti bar del centro. L’atmosfera è molto accogliente i prezzi super economici. La vera bellezza è però nella natura e spostarsi al faro con una cerveza in mano alla puesta del sol è un evento sacro che emoziona e continua ad emozionare. Il panorama è poi sempre in evoluzione. La marea che cambia ogni giro da luogo a paesaggi diversi scoprendo e comprendo roccie e scogli.

Potrebbe anche interessarti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *