Questo è solo un piccolo paragrafo di un grande libro aperto da molti anni e che voglio continuare a scrivere. Roma per me è magnetica e ipnotica, l’unica città che continuo a vivere e rivivere dandogli una sacralità e un’importanza che va oltre I monimenti. Sei una città dai mille volte dalle mille contraddizioni che convivono fianco a fianco.

Vengo a ritrovarti come un vecchio amico nelle più classiche delle ottobrate romane. Il clima è generoso e venedo dal piovoso nord non posso che provare un pò d’invidia. Sono spinto dal muovermi nella zona sud e comincio dal colle aventino con il giardino degli aranci e il suo gioco prospettico. Il protagonista assoluto è anche qui il cupolone. E’ incredibile come nella sua immensità Roma sembri edificata per mettere In risalto la cupola di San Pietro simbolo controverso di una religiosità che dovrebbe essere sobira e dimessa. I tuoi giochi prospettici ti fanno sembrare più grande da lontano come l’influenza che hai avuto nel mondo. L’aventino è sede non solo di questo giardino prezioso ma contiene la storia dello sconfitto Remo ed è protagonista dell’origine di Roma. Si scende poi verso il teatro marcello e il quartiere ebraico. Qui scopro la torta alle visciole. La ricotta e le cigliege sono l’ingrediente principale e mi colpisce come le pasticcerie abbiano quel senso di artigianale e di fatto in casa non facile da trovare nelle grandi città. Trovo una zona ebraica tesa date le recenti vicende. Mi perdo poi in porta portese e poi a trastevere per la sera. Lo trovo sempre più turistico ma con ancora sprazzi di romanità gagliarda e prorompente tipica di Roma sud. Scendo il girono successivo alla Garbatella con amici. Mi ritrovo in un’autentica trattoria in centro a Roma. Adoro la semplicità delle tovaglie a quadrettoni e I quartini di vino ( anche se non mi fa impazzire il vino dei castelli). Il proprietario poi sembra uscito da un film di Verdone. Collana d’oro in vista gambe incrociate, sigaretta in bocca si bulleggia su di me che gioco in trasferta. Non riuscirei mai ad affrontare la dialettica popolare romana; l’ultima parola è loro con tocco rustico ma di classe che ti lascia privo di risposta. Sono colpito dalle casette color mattone e l’idea di paese che la Garbattella da. La missione è il pacco da giù e non potrei trovare posto migliore. Guanciale pecorino e porchetta I preziosi doni da esportare al nord. Mi preparo per la serata a San Lorenzo. Trovo un quartiere studentesco molto hardcore. Vicini all’anima sinistrorsa sorgono locali radical chic. La domenica è giorno di parco e di pic nic. Mi accorgo come Roma sia piena di polmoni verdi. Mi immergo tra natura e storia in villa borghese per poi affacciarmi su piazza del popolo simbolo urbanistico di Roma. Da qui nasce il tridente considerato il centro di Roma. La piazza è fulcro di via del corso, via del Babbuino e Via Ripetta. Dopo una fugale visita a prati che mi stupisce in negativo un pò per gli incensanti lavori un pò per i palazzoni soffocanti, l’ultima visita è in piazza Sempione che mi lascia quel dolce amaro dal sapore nostalcico in cui mi crogiolo durante l’arrividerci a questa città dai mille volti; così imponente così umana.

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